Con la sentenza in allegato, la sezione I della Corte Europea di Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per aver violato l’art. 10 della CEDU, ovvero la libertà d’espressione, del ricorrente. I giudici di Strasburgo hanno considerato come «manifestamente sproporzionata» la sanzione detentiva inflitta al giornalista Alessandro Sallusti dalla Corte di Appello di Milano (1 anno e due mesi di reclusione e 5000 euro di multa).

In particolare, la Corte, pur riconoscendo che la condotta del ricorrente consistente nella pubblicazione di due articoli sul quotidiano Libero nel 2007 potesse integrare gli estremi della diffamazione, ha evidenziato come «nel caso di specie i tribunali interni hanno ecceduto quella che avrebbe costituito una “necessaria” restrizione della libertà d’espressione del ricorrente. L’ingerenza non era pertanto “necessaria in una società democratica”» e come vi fosse quindi «stata violazione dell’articolo 10 della Convenzione».

Appare utile ricordare come nel 2012 il  Presidente della Repubblica avesse concesso a Sallusti, ai sensi dell’art. 87 comma 11 della Costituzione, la commutazione della pena detentiva ancora da espiare nella corrispondente pena pecuniaria anche sulla base «degli orientamenti critici avanzati in sede europea, in particolare dal Consiglio d’Europa, rispetto al ricorso a pene detentive nei confronti di giornalisti».